Colorazione di Terra Prohibita T1 e T2
- Piky Hamilton
- 12 apr 2021
- Tempo di lettura: 6 min
Gli albi di terra Prohibita sono stati complessi e difficili, di quei volumi che accetti la sfida per metterti alla prova perché alla fine ti dici “quando mi ricapita un lavoro del genere?”.
Il risultato finale che si può vedere lo devo in parte a Andrea Meloni, perché mi ha dato tantissimi suggerimenti durante il processo di lavoro, ma soprattutto ha dato degli ultimi ritocchi finali all’albo mentre io ero in malattia a causa del Covid-19.
Gli albi di Terra Prohibita non sono albi realizzati da una sola persona, ma è concretamente un lavoro di gruppo e spero di riuscire a raccontare un po’ il retroscena di questo lavoro davvero particolare a affascinante.
Terra Prohibita T1

Il primo albo di Terra Prohibita T1 (storia di Denis-Pierre Filippi disegni di Patrick Laumond) è stato gestito per la colorazione da tre coloristi, tra cui Andrea Meloni e me (Piky Hamilton) per Arancia Studio. Per molte ragioni in cui non mi addentro, l’albo è stato inizialmente colorato da un altro colorista, ma poi abbiamo proseguito in tre a colorare le restanti pagine. L’altro colorista ha dato il primo imprinting del lavoro, spettacolare, da cui siamo partiti come impostazione stilistica per le pagine successive.

Le restanti pagine sono colorate da Andrea che ha letteralmente colorato e messo le ombre, io le atmosfere. Sì, le atmosfere. Io non pensavo di poterlo chiamare lavoro mettere le atmosfere, eppure in tutti questi anni quello che mi viene richiesto nel mio lavoro è sempre di “riesci a dare un’atmosfera cupa? una allegra? una più gioiosa? “. Queste richieste significano tutto e niente, tecnicamente non ci sono palette precise in assoluto per un tipo di amozione, è una sensazione, un insieme di fattori dati dall’illusione ottica e l’interazione del colore/luce con il disegno.

Terra Prohibita mi ha messo davanti la sfida di dare una sensazione di grandiosità di una storia molto particolare, anche estrema in termini di colore e soprattutto estrema in termini di dettagli. Come rendere una pagina accattivante senza sacrificare i dettagli e allo stesso tempo senza renderla confusa? è il dilemma di ogni bravo illustratore e colorista.
I tagli di Luce, e non serve una grande cultura per partire dalle basi come Caravaggio.

Perché Caravaggio? è il primo “fotografo”, come lo intendiamo noi in termini contemporanei. Realistico, crudo, cerca di dare un punto di vista molto stretto e usa le luci per far focalizzare e muovere l’occhio dello spettatore all’interno della scena. Quando poi la fotografia avrà i mezzi tecnici per farlo, guarderà a pittori come lui per gestire le composizioni dei soggetti e in termini narrativi nei tagli di luce, la fotografia come dice la parola è “scrivere con la luce” ( luce (φῶς | phôs) e grafia (γραφή | graphè)). Tornando a Terra, il gioco di luce era la base del mio approccio lavorativo, quei tagli mi permettevano di far navigare l’occhio dello spettatore sui dettagli narrativi e mettere i risalto i dettagli più importanti della scena.

Quando poi il disegnatore è straordinariamente bravo come Patrick Laumond, sai come risolvere una pagina senza troppa fatica, perché tutto quello che ti serve per giocare con la luce è lì, è tutto in scena, devi solo saperlo sfruttare.
Con il primo albo e in tre coloristi è stato “facile”, ognuno aveva un solo problema da risolvere per ogni singola pagina e poi passava la palla al colorista successivo.
Terra Prohibita Tome 2

E il secondo albo? Ho accettato di lavorare al secondo albo, sapendo che da sola sarebbe stato un bell’impegno. La prima fase è stata avere le basi del colore (le Flat o i “piatti” nel gergo tecnico) che sono state realizzate dal fenomenale Gianluca Papi, che ha decisamente agevolato tutto il processo con una base di colore molto minuzioso e preciso. Quindi successivamente ho chiamato la mia assistente al colore Michela Tufano, che senza di lei starei ancora a colorare le prime cinque pagine. A lei ho affidato il compito più tecnico, mettere le ombre, le luci e controluci, in modo tale che io mi occupassi solo del colore, ovvero staccare i piani sfruttando i diversi toni del colore.

I colori hanno una forza di luminosità intrinseca, la scala di luminosità ci permette di sfruttare determinati colori, per creare sensazioni di incavo o di rilievo. L’ombra incava e la luce crea rilievo, questo permette di ottenere quello che in arte viene tecnicamente definito effetto plastico, ovvero quando si riesce a dare tridimensionalità “ottica” ad un soggetto, a dare quella sensazione che “viene fuori” dal piano.
Una delle teorie per creare un effetto plastico e tridimensionale con il colore è basarsi sul solido di Munsell, uno studio di inizio ‘900 che ha dato un valore preciso al livello di chiarezza e saturazione di ogni colore, sfruttare questa teoria agevola tantissimo nella costruzione di una pagina o di un’illustrazione soprattutto se affiancato all’uso dei complementari e alle teorie del colore “freddo/caldo”.

Non mi addentro in modo approfondito su queste teorie del colore, ma rendono l’idea che servono 8 vite per saperlo applicare. Per chi fosse curioso, la bibliografia per queste teorie le attingo da Jorrit Tornquist, Colore e Luce – Teoria e Pratica.
Ed eccoci al dunque, caldo/freddo, chiarezza-saturazione/grigi, rilievo e incavo.

Un’altra sfida per questo albo sono state le scene aree e sopra il mare, con un certo reverenziale rispetto ho attinto ai film di Hayao Miyazaki come Porco Rosso, Laputa e Nausicaa, dove le scene aree le ho studiate per comprendere come gestire le profondità in uno spazio aperto come il cielo e tradurlo all’interno di una scena statica di un fumetto e con una palette leggermente diversa da quella di un film di animazione.

La lezione più importante imparata in questo albo è stata “la calma”, ad un certo punto ti rendi conto che viviamo con la strana e improduttiva idea che dobbiamo essere sempre veloci, immediati, realizzare tutto e subito. Questo albo non mi ha perdonato una sola scelta frettolosa, alla fine ho capito che dovevo ragionare con calma e prendermi il tempo di pensare. È tremendamente difficile, spesso tendiamo ad immaginare gli altri artisti che sfornano capolavori in modo rapido e ciò non gli richiede più impegno perché facilitati dall’esperienza, invece anche gli ultimi lavori anche se richiedono soluzioni di problemi più sofisticati sono il risultato di mille ripensamenti che non hanno nulla da invidiare ai primi anni di pratica artistica.
Improvvisamente ho capito che rallentare mi ha reso più produttiva. (Di questo ne parlo in questo post: Rallentare)
Pensare, ragionare, elucubrare, sono passaggi fondamentali nel processo creativo, pensare di andare a risparmio su queste fasi è come voler togliere la benzina a un’automobile. Senza dimenticare il compromesso, perché la vita è così, quello che vorremmo fosse il tempo a disposizione e quello che è realmente alla nostra portata. Ammetto che senza una scadenza io personalmente non andrei mai oltre la prima pagina di un fumetto, se prendermi il tempo giusto sta diventato parte fondamentale del mio lavoro, dall’altra le scadenze pressanti mi stimolano continuamente a non perdermi nel perfezionismo e in teorie tecniche fini a se stesse.
Il secondo albo di Terra Prohibita ha dato fondo a tutto quello che ho studiato in vita mia in termini artistici e che ho tentato in parte di spiegare e raccontare in questo lunghissimo e autocelebrativo post. Spero che questo si avverta tra le pagine, venga percepito dal lettore, perché la tecnica senza ispirazione diventa vano tecnicismo e non racconta nulla. Spero di aver raccontato qualcosa, perché se faccio tutto questo è solo per trasmettere una sensazione, un’atmosfera di un mondo fantastico in cui tutti vorremmo vivere un’avventura.

Gli albi sono disponibili sul sito Glénat e Amazon (Italia) Terra Prohobita, T1, Glénat. Terra Prohinbita T2, Glénat.
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