Come calibrare lo schermo per la colorazione digitale
- Piky Hamilton
- 28 nov 2020
- Tempo di lettura: 8 min
Calibrazione casalinga per i wannabe
Anni fa lavoravo in uno studio di grafica pubblicitaria, dato che ero l’ultima arrivata avevo come postazione un vecchio computer a tubo catodico con il colori che viravano verso dei toni molto accesi, in particolare il magenta si vedeva come un rosa fenicottero. Nella grafica vettoriale è semplice ovviare questo problema, basta tenere sotto mano il set pantone, conoscere le percentuali della quadricromia che compongono un colore e via si va in stampa. Vedi rosa ma in realtà sai perfettamente che quel colore è più scuro e che verrà in modo diverso in stampa. Un po’ stile Matrix se vogliamo capirci.
Ma non tutti hanno l’esperienza di affidarsi alle percentuali dei colori o avere la possibilità di fare delle prove di stampa professionali prima di terminare un progetto per capire quanto il proprio schermo tende a falsare i colori o ha i contrasti sballati, così negli anni ho trovato diverse soluzioni, ripropongo qui quelle più casalinghe a quelle un po’ più professionali.
La prima soluzione: la calibrazione manuale visiva
Calibrare lo schermo “a occhio”, ovvero fare una stampa buona da un fotografo o in una copisteria di qualità, tornare a casa e farsi venire un infarto. Buttare tutti gli schermi, rivalutare la propria carriera nel mondo del colore e darsi all’ippica. L’ultima frase è per scherzo anche se sarà quello che penserete, ma in realtà dovete armarvi di tanta pazienza perché serviranno diverse prove, dovete fare dei confronti e cercare di portare i colori dello schermo quanto più vicino possibile a quelle della stampa.
Ogni schermo ha un pulsantino, spesso molto ben visibile, altre volte molto ben nascosto, con le impostazioni per modificare i parametri come luminosità, temperatura colore, contrasto, ecc..
Si va a giocare con questi parametri, finché visivamente non abbiamo una versione dei colori vicina alla stampa che abbiamo in mano.
Ma questa tecnica richiede alcuni accorgimenti.
La stampa non sarà mai uguale perché cambia da ogni singolo luogo in cui la stampate.
Ogni stampa cambia in base a dove la stampate. Anche le stampanti vanno “tarate” e non sempre quelle semiprofessionali o delle copisterie sono affidabili. Questo perché la taratura di una stampante andrebbe fatto da un tecnico specializzato, ma dato che il pubblico medio non sa la differenza tra un rosso e un magenta, soprattutto nell’ambito di semplici fotocopie e stampe economiche, in tanti lasciano che le stampanti riproducano colori falsati, contrasti eccessivi o addirittura con un colore che tende a sbiadire. Questo aspetto è importante nella prima scelta di DOVE andare stampare il proprio artbook/portfolio.
Stampare dai Fotografi professionisti, costa 4 volte di più, ma in generale usano macchine meglio tarate dato che fa parte del proprio lavoro. Anche se da un fotografo all’altro possono esserci lievi differenze, ma qui entriamo nell’ambito di chi ha già un occhio più clinico.
Affidarsi ad un albo stampato dal proprio editore. Non dovrebbe essere così, ma fatto sta che succede continuamente. Spesso ci si affida alla fortuna e si verifica la calibrazione dello schermo ad albo stampato. In generale c’è da tener presente che quando si sta iniziando o già si lavora in ambito editoriale, l’ideale è sempre meglio confrontare il proprio lavoro digitale con le stampe di ogni singolo editore, dato che ogni editore ha il suo profilo colore che viene dato dal tipografo, quindi i risultati cambiano di volta in volta in base all’editore/tipografo/tipo di stampa, ma con un albo già stampato ci si avvicina tranquillamente ad una calibrazione affidabile.
La stampa cambia in base alla carta
Rileggete i tre punti di sopra, che sia carta da copisteria, carta fotografica o una stampa tipografica, il risultato cambia. Questo porta anche ad analizzare bene anche l’inchiostro, un inkjet (getto d’inchiostro) darà risultati diversi da una stampa laser o da una rotativa di un tipografo. Faccio un esempio pratico che abbiamo tutti in casa: se usate un acquerello su carta, una tempera su tela o un acrilico su legno otterrete risultati diversi anche partendo dagli stessi colori. Lo stesso vale per ogni genere di stampa, il tipo di inchiostro reagisce e si “mescola” in modo diverso e reagisce in modo diverso in base alla carta utilizzata.
La retroilluminazione, un elemento fondamentale da capire
La regola base per comprendere tutto questo è capire che tutti gli schermi sono retroilluminati e TUTTI riproducono visivamente i colori in RGB, mentre le stampe tutte sono in quadricromia (CMYK), quindi se notate una lieve differenza questa ci sarà SEMPRE, perché stiamo guardando un’immagine con due sistemi diversi e su due supporti diversi. La stampa sarà sempre leggermente diversa dovuta alla semplice questione della retroilluminazione, fa parte del gioco ed è tutto normale.

Questa è la percezione dell’occhio della fotocamera digitale, in una condizione di scarsa illuminazione ha messo a fuoco lo schermo retroilluminato (che ha più luce) e la pagina affianco invece è più scura e gialla. Ecco cosa bisogna fare attenzione quando si calibra lo schermo, perché la nostra mente e il nostro occhio si comportano allo stesso modo quando calibriamo lo schermo.
Quindi, se sono a casa, non ho strumenti professionali che faccio?
cerca vicino casa chi può farti una stampa di qualità, magari prova tre o quattro luoghi diversi, prova 2/3 carte diverse e SCEGLI una stampa come riferimento assoluto.
Accendi il monitor, lascialo acceso per circa 20/30 minuti.
Assicurati di farlo di giorno e di avere una giornata serena di sole (la luce artificiale cambia molto la nostra percezione dei colori).
Inizia a smanettare con le impostazioni dello schermo. Alcuni monitor hanno tra le impostazioni solo luminosità/contrasto/temperatura colore, altri avranno più opzioni da ritoccare ed ottenere una calibrazione più affidabile.
In particolare le Cintiq, ma anche le altre tavolette grafiche offrono un buon numero di impostazioni su cui mettere mano, insieme a molti schermi che funzionano bene per la stampa e mettono a disposizione numerosi parametri per la calibrazione manuale.
Secondo metodo per calibrare bene un monitor, tramite web.
Avete la stampa in mano? ok, possiamo proseguire con un secondo passaggio un po’ più “profescional”. Ovvero quello di usare degli strumenti online pensati per chi come noi disegnatori, illustratori, fotografi, grafici che non hanno strumenti ultra pro per farlo.
Ci sono diversi siti web che mettono a disposizione piccole istruzioni e strumenti per calibrare lo schermo “a video”. Permettono di comprendere cosa accade aumentando o diminuendo l’illuminazione, la brillantezza, il contrasto o variando la temperatura dei colori. Tutti questi strumenti si trovano facilmente sul web e spesso sono gratuiti. Ci sono anche alcuni software a pagamento, ma mi sono sempre tenuta lontano da strumenti miracolosi che non avessero almeno un centinaio di feedback nei forum dei professionisti del settore.
Un esempio particolare è questo sito.

Ha diversi strumenti per fare una taratura dello schermo, comodamente da casa e con qualche istruzione a riguardo.
È un sito in inglese e qui google ci viene in aiuto a chi ha qualche riserva sulle lingue straniere, basta fare “traduci pagina” e passa la paura. Nel dubbio, se volete cercare altro, i forum per fotografi sono pieni di consigli e strumenti simili, dato che il loro lavoro è al 99% dal digitale e hanno gli stessi problemi di tutti noi mortali con la stampa.
Terzo Metodo:
Iniziamo a fare sul serio ragazzi. Avete ancora la vostra stampa in mano? Ok, quella deve rimanere con voi fino alla fine dei vostri giorni.
Scherzo, quando vi prende male con la taratura dello schermo vi assicuro che farete settordicimila stampe, per contro-verificare di aver tarato bene lo schermo e in casa avrete più prove di stampa che strappi dei rotoli di carta igienica.
Torniamo al terzo metodo,
IL COLORIMETRO.

Il mio santo Graal, dopo anni di calibrazioni fatte ad “occhio” finalmente uno strumento profescional che mi faceva sentire faiga come i super pro del mondo della stampa e della fotografia. Cosa fa? È uno strumento piccolo e anonimo, costa una discreta cifra, ha un software da installare sul computer, si avvia, si appoggia il sensore sopra lo schermo e fa tutto lui. (soprattutto quelli più basic).
Detta in parole povere, il colorimetro verifica le dominanti e l’ampiezza dei colori riprodotti dallo schermo o tavoletta in base alla sua tecnologia (tipo di schermo e/o marca).
Il Colorimetro aiuta a trovare l’equilibrio migliore in termini di colori riprodotti da uno schermo in base alla tecnologia dello schermo e la marca, lo farà attraverso parametri computerizzati e un sensore che si trova dentro l’apparecchio. Non entro nello specifico dei parametri tecnici, basta sapere che lo schermo tarato con il colorimetro avrà dei colori molto affidabili e richiederanno poche modifiche manuali o addirittura nessuna.
Qui torniamo al primo passaggio: la prova di stampa. Non c’è verso, la prova di stampa sarà sempre l’ultima parola, la verità assoluta a cui affidarsi per capire se ci si è avvicinati ad avere un colore affidabile. Quindi anche con un colorimetro in mano, se va tutto bene avrete una versione calibrata dello schermo a perfezione con colori vicinissimi alla stampa, altre volte invece tocca ritoccare qualche parametro, ma siamo a livelli di percentuali bassissime. Torniamo al discorso di sopra, ogni stampa sarà diversa e ogni tipografo renderà i colori in modo diverso, starà a voi decidere a quale stampa affidarvi e quanto avvicinare la resa del vostro schermo a quella stampa.
Digressione sugli schermi e la loro qualità
Anche gli schermi cambiano l’emissione delle onde luminose/colori in base alla loro tecnologia (tubo catodico, led, cristalli liquidi, se sono tavolette grafiche wacom, huion, ecc..). Ogni marca ha una sua caratteristiche, alcuni tendono a colori molto freddi, altri a molto caldi. Anche da un modello ad un altro (come nel caso delle Cintiq Wacom), il colore cambia, sia a livello di temperatura che per brillantezza e contrasto. Inoltre ci sono schermi economici di bassa qualità e schermi professionali di alta qualità, ciò cambia la resa dei colori, la quantità di colori che lo schermo può riprodurre.
Questo anche per farvi comprendere che da uno schermo economico o molto vecchio sarà molto difficile ottenere un risultato affidabile, su quello tocca solo armarsi di pazienza e trovare qualcosa di meglio.
Parere personale
Questi sono piccoli consigli per chi si muove alle prime armi, a cercare tra i siti dei fotografi si possono trovare decine di tutorial a riguardo e anche molto dettagliati. In più anche gli schermi fanno la loro differenza.
Io personalmente uso un NEC e231w semi professione, ha la caratteristica di dare un nero molto opaco che si avvicina alla resa di stampa, senza colorimetro ha una tendenza ad un colore più blu/freddo.
Ho una Cintiq 24 HD, nel pannello delle impostazioni ha così tanti parametri sul colore che posso avvicinare una stampa allo schermo e avere lo stesso identico colore. Senza colorimetro però tende ad avere un colore molto caldo con un rosso molto brillante, un piccolo difetto che poi è stato corretto dai modelli successivi (dalla generazione 2014 in poi).
Infine il mio colorimetro è un Datacolor Spider 5 Express, un versione entry level dei colorimetri. Dato che non faccio il tipografo o il fotografo di matrimoni, questo sensore di circa un centinaio di euro ha funzionalità base più che sufficienti per il mio lavoro da colorista di fumetti. Uso ricalibrare gli schermi ogni 6 mesi circa o una volta all’anno, in giornate buone e ben illuminate e so che mi impegnerà tranquillamente mezza giornata a verificare i vari parametri.
Dato che lo faccio da anni, segno sempre i parametri precedenti per avere un confronto numerico delle impostazioni, oltre che un confronto visivo.
La calibrazione la faccio ogni anno perché lo schermo non è un diamante (non dura per sempre), può invecchiare, avere problemi, cambiare gradualmente la proiezione del colore, inoltre anche la tipografia cambia gradualmente la sua stampa con il passare del tempo. Così ricalibro lo schermo approfittando di qualche aggiornamento o formattazione del PC (anche perché quest’ultima andrebbe fatta almeno una volta all’anno per mantenerlo performante).
In conclusione:
Stampate sempre un vostro lavoro e fate diverse prove di stampa.
Imparate a calibrare lo schermo prima manualmente con le impostazioni del vostro monitor.
Comprate un colorimetro per avere una calibrazione più affidabile.
Utilizzate schermi/tavolette grafiche di qualità.
Tenete conto delle differenze delle prove di stampa, da un editore ad un altro, da una stampante ad un’altra.
Lo scopo della calibrazione è avvicinarvi quanto più possibile a dei colori “affidabili” a livello visivo, non in senso assoluto (soprattutto se non avete strumenti estremamente professionali e non siete delle persone che fanno questo mestiere da decenni). L’idea di base è evitare brutte sorprese, vedere un rosa a schermo che in stampa diventa rosso scuro, o un’immagine molto chiara in video che appare scurissima su carta.
Infine non metto qui marche specifiche, modelli o colorimetri in particolare, l’evoluzione tecnologica in questo senso e l’offerta di mercato va più veloce di quanto io possa scrivere o aggiornare questo post. In linea generale, Google e Amazon sono sempre lì a vostra disposizione.
Buona calibrazione a tutti, sappiate che sarà una lunga battaglia e che durerà per il resto della vostra esistenza.





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